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EMATUBE - CALCATA FILM FESTIVAL: 3^ EDIZIONE AL VIA - Il programma giorno per giorno
Inserito il 18 novembre 2017 alle 00:01:00 da emanuelecarioti. IT - EMATUBEVIDEO
Indirizzo sito : Distampa





(com)
Si apre sabato 18 novembre la terza edizione di Calcata Film Festival: L’evoluzione della Settima Arte. Per il terzo anno, l'evento porterà il cinema nei luoghi del Cinema, ovvero negli splendidi territori di Calcata, Mazzano e del Parco Regionale della Valle del Treja, utilizzati come set per centinaia di pellicole che hanno fatto la grande storia del Cinema italiano.

Anche quest'anno il festival guarderà al passato, al presente e al futuro del nostro cinema. Lo farà con una retrospettiva, una selezione di lungometraggi e cortometraggi dedicata al “Cinema dell'immigrazione”, con tre mostre, dibattiti e due lezioni di cinema rivolte in particolare ai giovani filmaker.
La retrospettiva “Il Cinema nel Parco… e oltre” prevederà una selezione di film girati nel parco regionale Valle del Treja - compreso nei territori di Mazzano Romano (Rm) e Calcata (Vt) - con un omaggio alla vicina Faleria con lo scopo di valorizzare il territorio e il suo storico legame con il cinema. Si partirà domenica 19 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova e proseguirà fino a venerdì 24 novembre.
La rassegna “Il Cinema dell'immigrazione”, prima di dare spazio alle opere di registi emergenti selezionati da giovani critici che presenteranno i loro lungometraggi e cortometraggi, verrà aperta domenica 26 novembre al teatro comunale di Calcata Nuova, da “Il cammino della speranza” di Pietro Germi con Raf Vallone e Elena Varzi. Un film che getta lo sguardo sul passato della nostra emigrazione e invita a riflettere su un tema diventato oggi di strettissima attualità come quello dell'immigrazione. Dopo la proiezione seguirà un incontro dibattito con i sindaci di Calcata, Mazzano ed altri ospiti. Dal 27 novembre al 2 dicembre il Festival entrerà nel vivo con le proiezioni di alcune tra le più interessanti pellicole, opere prime e cortometraggi la cui scelta è stata affidata alle nuove leve della critica cinematografica. Saranno presenti gli autori.
Tra gli eventi collaterali al Festival, saranno inaugurate sabato 18 novembre tre mostre che andranno avanti fino al 3 dicembre:
• “Dal Pre-cinema ai nostri giorni” continua il suo percorso di esposizione delle storiche macchine da presa utilizzate nella storia del Cinema: in questa
edizione,“Cinema prima e durante la seconda guerra mondiale”, si avrà la possibilità di vedere esposte Arriflex, Debrie, Novado, Donelli, Ascania, Pion, Prevost e una moviola Intercinema
• “Manifesti dal 1938 al 1943”, con manifesti cinematografici dell'epoca.
• La mostra fotografica “Giuseppe De Santis e il neorealismo”che sarà accompagnata da una conferenza sul Neorealismo italiano condotta da uno storico del cinema
Infine, due le Lezioni di cinema previste:
• Conservazione e restauro del patrimonio Cinematografico e audiovisivo (In collaborazione con Cineteca Nazionale)
• Nuove tendenze e tecnologie tenuta da un professionista del settore.

La Rassegna è promossa da AmaRcorD Associazione Culturale sotto la direzione artistica di Franco Mariotti e la direzione organizzativa di Rossella Piergentili; con il contributo della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili; con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Calcata e del Parco Valle del Treja, e della Cineteca Lucana.
Per il programma completo e gli aggiornamenti:
https://www.facebook.com/calcataFilmFestival
calcatafilmfestival@gmail.com
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Mostre, dibattiti, lezioni e soprattutto tanto cinema: tutto è pronto per l'avvio della terza edizione del “Calcata Film Festival” che si svolgerà dal 18 novembre al 3 dicembre a Calcata (Vt).

E sarà proprio il cinema a dare occasione di riflettere sul presente e il futuro attraverso la rassegna del festival di quest'anno dedicata al “Cinema dell'immigrazione” che sarà inaugurata da “Il cammino della speranza”, capolavoro di Pietro Germi del 1950 che darà modo di introdurre la rassegna con una riflessione su quando gli emigranti eravamo noi.

La rassegna lascerà poi spazio ai lavori di giovani autori, italiani e migranti, per affrontare quest'anno un tema forte e attuale come quello dei flussi migratori e dell'integrazione spesso inquinato da pregiudizi e luoghi comuni.

Pregiudizi e luoghi comuni che saranno sfidati ad esempio da Kassim Yassin Saleh, classe 1976, giovane regista originario di Gibuti, in Italia dal 1998, che con il suo corto “Idris”, racconta la storia di un piccolo profugo somalo sopravvissuto a uno dei tragici naufragi nel Mediterraneo che riempiono le cronache di questi anni. “Non credo nella pietà, ma nella pietas – sostiene il giovane e promettente regista – per non fare diventare “Idris” un caso pietoso, ho scelto di circondarlo di una ciurma di altri ragazzi con esperienze altrettanto tragiche. Ed è qui che nasce la pietas, tra di loro”. E anche se il contesto di fondo è drammatico, Kassim Yassin Saleh sceglie un registro più lieve tentando di fare riflettere attraverso il sorriso e una fotografia sgargiante carica di influenze africane.

Un lavapiatti di Gibuti, un venditore ambulante senegalese, un cameriere albanese, una cantante cinese e un'integratissima ivoriana sono invece i protagonisti di “A special day”, corto diretto da Gaston Biwolé insieme a Kassim (qui anche nei panni dell'attore), storia di Thomas, africano musulmano con idee rivoluzionarie, lavapiatti in un ristorante di Roma, che convoca i suoi amici in un locale di Trastevere per annunciargli l'adozione di un bambino dell'est Europa. A trionfare su stereotipi, luoghi comuni e diffidenze che riguardano le stesse diverse comunità saranno l'ironia, la solidarietà e la positività che caratterizzano questa piccola opera che si è assicurata un posto anche allo Short Corner del Festival di Cannes 2016.

Con un insolito escamotage, Sade Patti decide di affidare il suo sguardo sull'immigrazione all'intensa performance dell'attrice Antonella Salvucci che nel corto “Un caffè con Antonella” porterà lo spettatore a confrontarsi con se stesso in un viaggio che solo alla fine mostrerà il vero protagonista della storia.

Un viaggio verso Salerno e un cammino introspettivo di tre personaggi provenienti da culture e paesi distinti, ma accomunate dalla costante ricerca della propria identità e propria posizione nella società odierna, sono al centro di “Le ali velate” di Nadia Kibout. La regista in questo caso riduce al minimo i dialoghi sia per denunciare il debole, se non assente, diritto di parola concesso a molte donne arabe, sia per avvalorare la forza espressiva delle azioni, dei silenzi e quindi delle introspezioni.

Mimmo Mancini ci porta invece in un piccolo paese della Puglia con “Ameluk”, soprannome del giordano Jusuf, trentenne che a causa della sua bontà ed eccessiva disponibilità viene “incastrato”, lui musulmano, dal parroco del paese per interpretare il ruolo di Gesù nell'annuale Via Crucis. La notizia fa il giro del mondo, il paese si spacca tra favorevoli e contrari e il giovane Jusuf finisce per diventare pedina di giochi politici locali in una storia ricca di momenti esilaranti e drammatici.

A cambiare completamente prospettiva (e a far molto discutere) ci pensano Paolo Negro e Amir Nour che con il corto “Ambaradan” mettono in scena la storia di un giovane ragazzo di origine africana adottato da una famiglia romana che nelle contraddizioni delle periferie romane si trasforma forse alla ricerca di un'accettazione in un estremista di destra a dispetto delle proprie origini e del razzismo di cui è stato vittima fin da piccolo.

Solidarietà e integrazione sono al centro del racconto di Mattia Riccio, dove due coppie si troveranno a condividere la sala d'attesa di un ospedale durante le operazioni dei rispettivi figli e a imparare un'importante lezione.

Gabriele Gravagna con il film/documentario promosso dall'UNICEF “Io sono qui” segue la storia di Dine, Magassouba e Omar, tre ragazzi ospiti dei centri di prima accoglienza Azad ed Elom di Palermo gestiti dall’Associazione Asante Onlus e supportati dall’UNICEF. che attraverso le loro
interviste, le loro voci, i loro sguardi, le pause e i sorrisi ci restituiscono un'immagine reale di quel viaggio che migliaia di giovani migranti si trovano costretti a intraprendere per fuggire da situazioni inimmaginabili.

La diffidenza degli adulti contrapposta alla mancanza di pregiudizi dei bambini sono il tema di “Il primo che passa” di Martin P. Ndong Eyebe, dove un'auto che rimane in panne in una zona remota e priva di copertura telefonica costringerà il protagonista Enrico a fare i conti con molti dei suoi atteggiamenti

Maria Grazia Cucinotta nei panni di una conduttrice di un programma di cucina è al centro del divertente “Timballo” di Maurizio Forcella, dove la preparazione della prelibatezza culinaria che dà il titolo a questo cortometraggio finiranno per un piccolo incidente domestico affidate a Omar, Dragan e Samir che dovranno salvare la tradizione abruzzese.

La storia e l'attualità del popolo Romanes sono al centro di “Il popolo di re Heruka” di Rodolfo Martinelli Carraresi, docu-film dove reportage, musica, ballate, leggende fanno da collante al racconto di Isabel Russinova, autrice del testo, attrice, scrittrice e testimonial di Amnesty International riuscendo a restituirci sia il dramma e la discriminazione di cui sono storicamente vittima i romanì, i problemi attuali, ma anche la vitalità, l'allegria e la speranza di un popolo libero.

A sfidare ancora i pregiudizi ci prova Max Nardari con “Uno di noi”, nel quale una giovane coppia che non può avere figli riesce ad ottenere dopo anni l'affidamento di un bambino. Enrica è felicissima, mentre il marito Riccardo rimane un po' turbato dalla notizia che il bambino viene dalla Sicilia. Turbamento destinato a peggiorare quando scopre che il bambino viene da un posto ancora più a Sud dell'isola...

Cover boy di Carmine Amoroso segue la storia di Ioan, giovane di Bucarest che decide di emigrare in Italia a seguito degli sconvolgimenti del suo Paese del 1989. La sua vicenda si intreccerà con quella del precario italiano Michele attraverso la loro amicizia fino ad un epilogo drammatico che ci restituisce uno spaccato dei problemi drammatici che spesso accomunano migranti e fasce deboli della popolazione italiana.

Amira e Tarek, due profughi tunisini, sono i protagonisti di “Taranta on the road”, di Salvatore Allocca, road movie che li vede viaggiare con una band salentina verso la Francia e che con leggerezza affronta tematiche forti risolte con ironia e grande positività.

Alle proiezioni saranno presenti registi e attori delle opere presentate.

Anche quest'anno una parte del festival sarà dedicata a una retrospettiva, “Il Cinema nel Parco… e oltre”, con una selezione di film girati nel parco regionale Valle del Treja - compreso nei territori di Mazzano Romano (Rm) e Calcata (Vt) - con un omaggio alla vicina Faleria con lo scopo di valorizzare il territorio e il suo storico legame con il cinema. Le pellicole scelte sono Amici Miei di Mario Monicelli (1970); Per grazia ricevuta di Nino Manfredi(1970); La mazzetta di Sergio Corbucci (1978); Anche se volessi lavorare che faccio? di Flavio Mogherini; La soldatessa alle grandi manovre di Nando Cicero; Mortacci di Sergio Citti.

Tra gli eventi collaterali al Festival, saranno inaugurate sabato 18 novembre tre mostre che andranno avanti fino al 3 dicembre:
• “Dal Pre-cinema ai nostri giorni” continua il suo percorso di esposizione delle storiche macchine da presa utilizzate nella storia del Cinema: in questa edizione,“Cinema prima e durante la seconda guerra mondiale”, si avrà la possibilità di vedere esposte Arriflex, Debrie, Novado, Donelli, Ascania, Pion, Prevost e una moviola Intercinema
• “Manifesti dal 1938 al 1943”, con manifesti cinematografici dell'epoca.
• La mostra fotografica “Giuseppe De Santis e il neorealismo”
• Infine, tre le Lezioni di cinema previste:
• Conservazione e restauro del patrimonio Cinematografico e audiovisivo tenuta da Roberto Girometti (già presidente e membro dell’AIC Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica) https://robertogirometti.jimdo.com/biografia/
• Giuseppe De Santis e il Neorealismo italiano
Introduce: Franco Mariotti (Direttore Artistico C.F.F.)
conduce: Claudio Sestieri (regista, film-maker e critico cinematografico)
• Nuove tendenze e tecnologie tenuta da Carmine Amoroso (scrittore, sceneggiatore e regista)

La rassegna è promossa da AmaRcorD Associazione Culturale sotto la direzione artistica di Franco Mariotti e la direzione organizzativa di Rossella Piergentili; con il contributo della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili; con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Calcata e del Parco Valle del Treja, e della Cineteca Lucana.


Le proiezioni saranno a ingresso gratuito. I film saranno proiettati al Teatro Comunale di Calcata Nuova. Per il programma completo: https://www.facebook.com/calcataFilmFestival/


COMUNICATO N. 2
(il precedente comunicato stampa:
[urlhttps://www.facebook.com/calcataFilmFestival/posts/2012594669018969[/url])

si ringrazia per la collaborazione
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Grande successo per l'avvio del “Calcata Film Festival” giunto alla sua terza edizione. L'inaugurazione delle tre mostre (“Cinema prima e durante la seconda guerra mondiale”, “Manifesti dal 1938 al 1943”, “Giuseppe De Santis e il neorealismo”), sabato 18 novembre, ha aperto ufficialmente il festival di quest'anno, raccogliendo cinefili, curiosi e abitanti del luogo al Palazzo Baronale degli Anguillara, sede del Parco Regionale Valle del Treja, nel borgo di Calcata vecchia. Ad attenderli il direttore artistico del festival, Franco Mariotti, il direttore organizzativo, Rossella Piergentili, il sindaco di Calcata, Sandra Pandolfi e Gaetano Martino ,presidente della Cineteca Lucana.
«Un omaggio a questi luoghi, immortalati in più di cento pellicole, e ai suoi abitanti» ha dichiarato Franco Mariotti nella sua introduzione, sottolineando il profondo legame di Calcata, Mazzano e del Parco Regionale della Valle del Treja con la Settima Arte e motivando la scelta della retrospettiva di quest'anno con una selezione di film che hanno usato come set i borghi e la valle del parco tra Roma e Viterbo - con un omaggio alla vicina Faleria – e come comparse e figuranti gli abitanti del luogo.
Tra aneddoti, curiosità e particolari tecnici, i presenti hanno potuto poi fare un vero e proprio viaggio nella storia del cinema, guidati da Gaetano Martino della Cineteca Lucana che ha descritto le macchine che saranno esposte fino al 3 dicembre nella sede del Parco Regionale Valle del Treja, per la mostra “Cinema prima e durante la seconda guerra mondiale”. Tante le domande suscitate dalle macchine esposte, a partire da una lanterna magica francese di fine '800 (il dispositivo del precinema più vicino a quello che diventerà il cinema vero e proprio), passando per proiettori, moviole e titolatrici.
E lunedì 19 il festival è entrato nel vivo con i primi film della retrospettiva “Il cinema nel parco... e oltre” che andranno avanti al teatro comunale di Calcata Nuova fino a venerdì 24 novembre, mentre dal 27 novembre sarà la rassegna “Il cinema dell'immigrazione” a puntare l'attenzione sulle nuove leve del cinema con le proiezioni di alcune tra le più interessanti pellicole, opere prime e cortometraggi di registi italiani e migranti che avranno come tema i fenomeni migratori, il dialogo interculturale e interreligioso e l'integrazione.

COMUNICATO N. 3
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Un'importante occasione di confronto e la possibilità di guardare la realtà che ci circonda da altri punti di vista e, magari, rivedere i propri. Questo il forte messaggio partito dal “Calcata Film Festival” che con la rassegna “Il cinema dell'immigrazione” sta in questi giorni portando nella sala del Teatro Comunale di Calcata Nuova una selezione di lungometraggi e cortometraggi che raccontano l'incontro con l'“altro” e riflettendo sul Cinema, la sua storia e il suo linguaggio, con lezioni e mostre, dopo aver reso omaggio nella prima settimana al territorio di Calcata (che ospita il festival), di Mazzano Romano, del Parco Regionale della Valle del Treja e della vicina Faleria, location di centinaia di pellicole, con la rassegna “Il cinema nel parco... e oltre”.


E mentre mancano tre giornate alla chiusura della rassegna (terminerà il 2 dicembre) che sarà affidata alle opere di Amin Nour, Paolo Negro, Max Nardari, Carmine Amoroso, Gaston Biwolé, Kassim Yassin Saleh e Salvatore Allocca e alla lezione di cinema “Nuove tendenze e tecnologie” tenuta dallo scrittore, sceneggiatore e regista Carmine Amoroso, è già tempo di un primo bilancio su quello che abbiamo visto finora.


Ad aprire la rassegna sono stati il cortometraggio “Un caffé con Antonella” di Sade Patti e “Il cammino della speranza” di Pietro Germi (1950), «per ricordare quando i migranti eravamo noi e attraversavamo come nel film di Germi le Alpi per raggiungere la Francia e fuggire dalla fame con le stesse difficoltà e paure» – come ha sottolineato il direttore artistico, Franco Mariotti nel presentare la rassegna.


Il dibattito che ne è seguito ha visto coinvolti il sindaco di Calcata Sandra Pandolfi, Letizia Bartocci della cooperativa Splendid del viterbese e due ragazzi sotto protezione umanitaria assistiti dalla cooperativa che hanno raccontato la loro storia al pubblico presente. La storia di Adolf, che dalla Costa D'Avorio è fuggito dalla persecuzione religiosa e ha affrontato il terribile carcere in Libia per tre mesi vivendo in condizioni inimmaginabili in quattrocento in una stanza, prima di affrontare quel viaggio verso le coste italiane che spesso finisce in tragedia e le preoccupazioni di George che finito il tempo dell'accoglienza sarà lasciato solo con un permesso elettronico, ma senza un programma di inserimento sociale e lavorativo e l'impossibilità di lasciare l'Italia per cercare di costruire un futuro altrove in Europa.


Con “Le ali velate” di Nadia Kibout e “Ameluk” di Mimmo Mancini, la rassegna è entrata nel vivo, spiazzando da subito gli spettatori. “Le ali velate” colpisce per la maturità stilistica e affronta il rischio di cortocircuito dell'identità femminile migrante stretta tra la cultura di provenienza e le altre che si incrociano nella propria vita. L'autrice di origine franco-algerina Nadia Kibout ha risposto alle domande del pubblico dopo la proiezione del cortometraggio, raccontando il suo lavoro, ma anche diversi episodi biografici di lei, nata e cresciuta in Francia da una famiglia araba laica e residente in Italia da alcuni anni. «Una grande importanza deve essere data al ruolo dell'educazione al confronto con l'altro – ha sottolineato la regista e attrice - Lo sento particolarmente con mio figlio, nelle parole degli altri bambini che magari ripetono quello che sentono a casa, a scuola, in certe trasmissioni».

Diverte e fa riflettere “Ameluk” di Mimmo Mancini, che con un taglio da commedia restituisce uno specchio di tanti vizi italiani e non. La storia si svolge in un piccolo paese con le elezioni comunali alle porte. Il protagonista è Jusuf, un ragazzo giordano che vive nella comunità collaborando con tutti. Nonostante la sua disponibilità, Jusuf viene semplicemente “tollerato”, fino a quando, fomentato da interessi politici locali, verrà fuori il malcelato e strumentale razzismo della comunità in cui vive e alcuni difetti presenti in quella di provenienza. «Il migrante in Italia viene visto spesso come “buono” e tollerato solo se sta zitto e sa prendere ordini – ha commentato Nadia Kibout che del film è anche interprete – quando poi reclama qualche diritto diventa subito malvisto, una sorta di ingrato».


Il terzo giorno della rassegna è stato aperto nel pomeriggio da due attese e partecipate “Lezioni di cinema”. La prima del direttore della fotografia, Roberto Girometti dedicata alla “Conservazione e restauro del patrimonio cinematografico e audiovisivo”, che ha condotto i presenti in un viaggio nella storia del Cinema all'insegna della curiosità, dello stupore e della passione. Il primo film proiettato dai Lumière a Parigi nel 1895, l'entrata del treno in stazione, e un frammento a colori di un film del regista e illusionista Georges Méliès, considerato a tutto diritto il padre degli “effetti speciali” nel cinema, hanno fatto da canovaccio a un racconto ricco di aneddoti, particolari tecnici, esperienze di lavoro.

La seconda lezione, “Giuseppe De Santis e il neorealismo italiano”, è stata invece affidata al regista, film-maker e critico cinematografico Claudio Sestieri che, dopo un'introduzione di Franco Mariotti sulla figura del regista di “Riso amaro”, tra gli altri , è ripartito proprio dai Lumiére e da Méliès, «che sono in realtà le due facce del cinema fin dall'inizio, il realismo e l'immaginazione», chiarendo fin dall'inizio cosa si intende per “neorealismo” in genere e perché contenuto e forma lo differenzi dal “semplice” racconto delle passioni e dei dolori dell'umanità presente in molto cinema anche americano. «Sono abbastanza convinto che non tutto il neorealismo sia uguale e che De Santis sia un neorealista fino a un certo punto – spiega Sestieri – ne condivide i contenuti, ma gira con i mezzi e il linguaggio del grande cinema americano con una fortissima attenzione all'uomo e al paesaggio facendo ricorso nel suo cinema a elementi formali estranei al neorealismo, come l'uso del dolly, del pan-focus, di gru, o dal punto di vista contenutistico introducendo elementi come l'erotismo».


Dopo le lezioni di cinema, si è tornati al cinema da vedere con il cortometraggio “Timballo” di Maurizio Forcella, dove la preparazione della prelibatezza culinaria che dà il titolo a questo cortometraggio finirà per un piccolo incidente domestico affidata alle poco sapienti mani di Omar, Dragan e Samir che però salveranno la tradizione abruzzese arricchendola fortuitamente con un cous cous.

Il regista Rodolfo Martinelli Carraresi e Isabel Russinova, autrice del testo e protagonista de “Il popolo di Re Heruka”, scelgono invece di immergere gli spettatori in un viaggio fatto di musica, balli, leggende, teatro e documentario. Elementi che ne “Il popolo di re Heruka” concorrono tutti a formare un originale e poetico racconto dei Romànì, il popolo forse più perseguitato della storia. «Questo film nasce dalla voglia di conoscere, dalla curiosità anche personale di capire un po' di più di questo popolo dalle origini antichissime vittima da sempre di un fortissimo pregiudizio», ha spiegato al pubblico l'attrice Isabel Russinova che nel film porta avanti il racconto con grande forza espressiva accompagnata dalla fisarmonica di Marco Lo Russo. «Non è stata nostra intenzione fornire allo spettatore una tesi – ha sottolineato il regista Rodolfo Martinelli Carraresi – ma il tentativo di offrire un contributo alla conoscenza di molti degli aspetti che raramente vengono raccontati di questo popolo e che contribuiscono alla comprensione di molte delle contraddizioni del presente».


La rassegna arriva a metà del suo percorso con i corti “Stanza 8” di Mattia Riccio (due coppie, una italiana e l'altra migrante, si trovano a condividere la sala d'attesa di un ospedale durante le operazioni dei rispettivi figli e un destino che li legherà al di là dei pregiudizi), “Il primo che passa” di Martin P. Ndong Eyebe (un'auto rimasta in panne in una zona remota e priva di copertura telefonica costringe il protagonista Enrico a fare i conti con se stesso accettando un passaggio che non vorrebbe prendere); il videoclip musicale di Davide Iannuzzi “Le temps passe” della cantante italo-somala Saba Anglana, e il documentario “Io sono qui”; il documentario del regista Gabriele Gravagna, co-fondatore del collettivo On The Road Again Pictures, che segue la storia di Dine, Magassouba e Omar, tre ragazzi ospiti dei centri di prima accoglienza Azad ed Elom di Palermo gestiti dall’Associazione Asante Onlus e supportati dall’UNICEF.


Altri tre appuntamenti chiuderanno quest'anno la rassegna “Il cinema dell'immigrazione” e saranno lae proiezioni di “Ambaradan” di Paolo Negro e Amir Nour (giovane ragazzo di origine africana adottato da una famiglia romana, nelle contraddizioni delle periferie romane si trasforma in un estremista di destra); “Uno di noi” di Max Nardari (una giovane coppia che non può avere figli riesce ad ottenere dopo anni l'affidamento di un bambino. Enrica è felicissima, mentre il marito Riccardo rimane turbato dalla provenienza del piccolo); Cover boy di Carmine Amoroso (Ioan, a seguito degli sconvolgimenti del 1989, decide di lasciare Bucarest ed emigrare in Italia, dove la sua vicenda si intreccerà con quella del precario Michele); “A special day” di Gaston Biwolé e Kassim Yassin Saleh (Thomas, africano con idee rivoluzionarie, lavapiatti in un ristorante di Roma convoca i suoi amici in un locale di Trastevere per annunciargli l'adozione di un bambino dell'est Europa); “Idris” di Kassim Yassin Saleh (ferragosto in una piscina comunale, Idris, piccolo profugo somalo sopravvissuto a un naufragio nel Mediterraneo, è costretto a socializzare con una ciurma di bambini e ragazzi dai cinque ai quattordici anni dal passato problematico); “Taranta on the road” di Salvatore Allocca (Amira e Tarek, due profughi tunisini prendono un passaggio da una band salentina verso la Francia).



Le proiezioni saranno a ingresso gratuito. I film saranno proiettati al Teatro Comunale di Calcata Nuova.

La rassegna è promossa da AmaRcorD Associazione Culturale sotto la direzione artistica di Franco Mariotti e la direzione organizzativa di Rossella Piergentili; con il contributo della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili; con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Calcata e del Parco Valle del Treja, e della Cineteca Lucana.

COMUNICATO N. 4
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«Un successo e una speranza per il cinema che ha bisogno di coraggio e investimenti per tornare a riempire le sale». Con queste parole il direttore artistico Franco Mariotti ha salutato gli spettatori del Calcata Film Festival terminato ufficialmente con la chiusura delle mostre nel borgo di Calcata. La manifestazione, giunta alla sua terza edizione, in due settimane, oltre a raccontare e mostrare il cinema del passato e del presente e tentare di immaginare quello del futuro, ha cercato quest'anno di omaggiare la bellezza del territorio che da tre anni ospita il festival e di favorire il dialogo interculturale.

Obiettivi raggiunti nelle giornate del festival con una selezione delle molte pellicole girate nel territorio dei comuni di Calcata, Mazzano Romano, del Parco Regionale della Valle del Treja e Faleria, con mostre e lezioni di cinema e affrontando il tema dell'immigrazione con una serie di lungometraggi e cortometraggi di autori italiani e migranti.

Come i lavori di Gaston Biwolé e Kassim Yassin Saleh che hanno chiuso la rassegna “Il cinema dell'immigrazione” con due cortometraggi: “A special day” (Biwolé-Saleh) e “Idris” (Saleh). I due cortometraggi hanno preceduto la visione del road-movie in salsa tunisino-pugliese “Taranta on the road” di Salvatore Allocca che con i ritmi del Salento e ironia racconta il tentativo di trovare un posto al mondo di due ragazzi tunisini usando la leggerezza senza rinunciare a introdurre elementi drammatici della realtà di chi fugge in Europa.

«È particolarmente significativo e sono felice che la rassegna si concluda con il lavoro di Gaston Biwolé, cristiano, e Kassim Yassin Saleh, musulmano» ha commentato la direttrice organizzativa del festival Rossella Piergentili presentando al pubblico i due registi presenti alla proiezione con Paolo Ravalli, direttore della fotografia di “A special day”, Luciana Potito, costumista di entrambe i corti e Omar Camiletti, portavoce della Grande Moschea di Roma - «Gaston e Kassim, con la loro collaborazione e il loro cinema, sintetizzano quel messaggio di umanità, rispetto e dialogo che abbiamo trovato in tutte le opere presentate nelle giornate della rassegna».

Il risultato artistico di questa collaborazione tra il regista Biwolé, originario del Gabon che vive e lavora in Italia da tempo, e Kassim Yassin Saleh, originario di Gibuti, è “A special day”, un corto in bianco e nero di ispirazione neorealista e una fotografia molto curata, girato tra Trastevere e Ponte Sisto in soli cinque giorni, che si è guadagnato lo “Short Corner” del Festival di Cannes del 2016. Dal bianco e nero della coppia Biwolè-Saleh, ai colori sgargianti di “Idris” che Kassim Yassin Saleh gira partendo da un suo soggetto e affidando la sceneggiatura a Heidrun Schleef, Alessia Gallo e Adriano Chiarelli. Il risultato è un cortometraggio esteticamente molto convincente e una storia di bambini dal passato difficile che si ritrovano a ferragosto in una piscina comunale raccontata con delicatezza e sostenuta anche da un'ottima colonna sonora originale.

In questi ultimi tre giorni di rassegna abbiamo potuto inoltre vedere “Ambaradan” di Paolo Negro e Amir Nour che per questo cortometraggio hanno scelto di trattare l'argomento delle seconde generazioni, figli di migranti nati e cresciuti in Italia, da un punto di vista decisamente originale e girano la storia di un giovane ragazzo di origine africana adottato da una famiglia romana che per desiderio di uniformarsi si trasforma in un estremista di destra razzista. Racconto credibile, nonostante il paradosso, ben interpretato e ben girato che fa sperare in un prossimo lungometraggio. E stimolati da una domanda del pubblico, il regista Paolo Negro con il protagonista Germano Gentile, l'attore e sceneggiatore Mauro Cataleta e Andrea Ottavi, presenti alla proiezione, hanno ammesso rientrare tra i loro progetti: «Non sarà il seguito di questa storia, ma lavoreremo ancora intorno al tema dell'identità. Quello che è sicuro è che cercheremo di dare anche questa volta un taglio non scontato».


COMUNICATO N. 5


(erm)



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