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Inserito il 06 febbraio 2010 alle 16:11:00 da Clarissa. IT - EMATUBEVIDEO Indirizzo sito : Fisheyeweb
PARANORMAL ACTIVITY Il film che ha fatto “gola” a Steven Spielberg: The Oren Peli Paranormal Project di Clarissa Montilla
Prendete “The Blair Witch Project” e lasciatelo ben mantecare con “L’esorcista”, poi aspettate che lo assaggi – leccandosi i baffi! – un maestro come Steven Spielberg perché gli si possa dare il tocco finale – una spolverata di marketing – ed eccovi trasformati, da perfetti sconosciuti, nei più grandi “cine-chef” del 2010 con (una) “Paranormal Activity”. La ricetta del film di Mister Oren Peli, uscito il 5 febbraio 2010 nelle sale italiane, è davvero tutta qui.
La fortuna dell’opera di Oren Peli è strettamente connessa al fiuto per gli affari del regista di “E.T.”. “Il film che ha fatto paura a Steven Spielberg”, infatti, secondo noi, più che altro, gli ha fatto gola! Girato molto prima del 2009 (data di uscita nelle sale statunitensi), “Paranormal Activity”, alla ricerca di una casa di distribuzione, nel 2007 finisce nelle mani di Steven Spielberg (presso la DreamWorks) che, presagito l’affare, propone a Oren Peli di girare un remake ad alto budget del suo unico film. Ma nonostante il grande successo di pubblico, riscontrato con alcuni test di proiezione – che convincono la DreamWorks a non produrre una nuova versione del film, rieditando semplicemente l’originale – la Paramount Pictures (neoproprietaria della DreamWorks) procrastina a data indefinita l’uscita di “Paranormal Activity”. Per vedere le grasse cifre del botteghino Oren Peli & Co. devono attendere ancora un paio d’anni: quando Adam Goodman, uno degli executive della DreamWorks, sale alla testa della Paramount – nel 2009 – decide finalmente di distribuire il film e di farne un caso, ricorrendo alla tecnica di marketing di “The Blair Witch Project” riveduta e corretta: tam-tam sul web e passa (la) pa(u)rol(a).
“Il film che ha terrorizzato l’America” almeno nelle sale italiane, però, non sembra tenere il pubblico con il fiato sospeso. Se non ci credete, provate a vederlo contornati, in sala, da un gruppo di adolescenti o giù di lì e capirete di cosa parliamo. C’è la voglia di esorcizzare la paura e l’ansia del film, come accade sempre durante le proiezioni delle pellicole di tensione, certo, ma le osservazioni e le battute dei ragazzi seduti tra il pubblico – che a tratti diventano più coinvolgenti del film stesso! – raccontano di come “Paranormal Activity” sia un poco annacquato, a tratti ripetitivo e noiosetto. La verità è che i 90 minuti di puro terrore promessi tardano ad arrivare sullo schermo. E a fare davvero paura, in “Paranormal Activity”, sono i numeri: solo negli Stati Uniti il film dello sconosciuto Oren Peli ha incassato 7.000 volte il suo costo (soli 15.000 dollari), divenendo – al momento – la pellicola più remunerativa di tutti i tempi.
C’è da dire che “Paranormal Activity” è un film che fa davvero riflettere. Non per i suoi contenuti, ma per la sua storia produttiva. Non a caso è di questo che più si sente parlare all’uscita dalla sala cinematografica. Il pregio, infatti – dell’autore e non del suo film! – è certamente quello di aver avuto la tenacia di creare e portare a termine un progetto ambizioso, come un’opera cinematografica, partendo dal nulla e scovando degli attori (Katie Featherston e Micah Sloat) tanto bravi a recitare con naturalezza quanto ignoti. Se è vero quello che ci raccontano, il film, girato in una settimana con un budget molto limitato, è nato da un’idea di Peli e della sua fidanzata che, trasferitisi da poco in una nuova casa, erano ossessionati da rumori sinistri. La cosa ha spinto Peli a registrare le attività della casa e da lì – siccome la sua telecamera non ha rilevato proprio nulla di eccitante! – l’idea milionaria di girare un film che partisse dallo stesso presupposto della loro personale esperienza: una coppia si munisce di telecamera per registrare delle presunte attività paranormali che avvengono principalmente nelle ore notturne nella propria camera da letto, etc, etc, etc… Tutto il resto è mutuato da “The Blair Witch Project”, per stessa ammissione del regista (che cita come sue fonti di ispirazione anche “Open Waters”, “Psyco” e “Lo Squalo”): finto real-life, finto gioco morboso, mosso dalla curiosità, che finisce nell’orrore e nella tragedia e finto ritrovamento di riprese (fintamente)autentiche. Il problema è che – come si suol dire – “visto un treno partire, li hai visti tutti”. Ciò che poteva funzionare meglio – se supportato da una maggiore crescita di tensione, che invece sale e scende senza mai avere dei picchi veri – è certamente la buona idea di riproporre i “giochini” dei geniali autori di “The Blair Witch Project” portando il conturbante in ambiente casalingo e familiare invece che in un bosco. La casa, la camera da letto, il familiare impossessato (proprio come ne “L’esorcista”) sono l’elemento di turbamento maggiore perché profanano luoghi e persone che riguardano tutti noi e che generalmente ci restituiscono serenità e protezione. Dissacrare la camera da letto di casa con delle riprese real-life ed un demone poteva essere una mossa davvero terrorizzante. Ma la partita è stata giocata male. Peccato.
“Non riuscirete più a dormire”, questo l’assunto di partenza nei sogni del regista (ora molto corteggiato dai produttori) che – come è riuscito ad altri film (capolavori come “Lo Squalo” e “Psyco” che ci hanno reso difficile fare la doccia o il bagno al mare) – con la sua opera prima voleva instillare negli spettatori una paura tale da non riuscire più a dormire serenamente nel proprio letto. Non vi preoccupate, dopo aver visto “Paranormal Activity”, dormirete sonni tranquilli. Lasciatevelo dire da una che generalmente si lascia impaurire anche da “Carletto, Principe dei Mostri”.
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