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EMATUBE - CIVITA DI BAGNOREGIO: UN CATASTROFISMO IMMOTIVATO |
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Inserito il 28 maggio 2012 alle 00:30:00 da emanuelecarioti. IT - EMATUBEVIDEO Indirizzo sito : Distampa
di Giampiero Fusco *
Il 23 aprile scorso, in occasione dell’inaugurazione del Museo delle Frane di Civita di Bagnoregio, promotori il Comune e l’ Associazione Civita, l’ esperto geologo dell’ ENEA Claudio Margottini – intervistato dal TG1 delle 20,00 di mercoledì 25 aprile – ha delineato, forse per inclinazione professionale, un quadro così non ottimista ed in quotidiana evoluzione negativa, più pertinentemente retrodatabile di una ventina d’anni : al momento (poco rassicurante) dell’ ultima frana che risale al 1993. Ha parlato di “caso limite del rischio geologico” e di paure che hanno portato la popolazione della “Città che muore” a ridursi a sole 7 persone e del “Museo, occasione per ridarle vita”. In verità, con la sua costituzione nel 1987, l’ Associazione Civita si proponeva ben altro, mirando forse ad un “esproprio” della rupe ed a costruirvi un centro per la difesa e la valorizzazione del Borgo, finalizzato al recupero del patrimonio architettonico-ambientale, con laboratori tecnologici innovativi e la collaborazione di enti di ricerca, imprese e mondo della cultura. Obiettivi localmente irrealizzabili e quindi non realizzati. Ma non si può nascondere che lo scopo primario che ci si prefiggeva è stato, senza intervento dell’Associazione, ugualmente raggiunto. Tutte le case sono state restaurate per iniziative e capitali privati non indifferenti, anche per le difficoltà logistiche che peraltro hanno contribuito a stimolare la sensibilità degli operatori con risultati culturali e conservativi tra i migliori riscontrabili nel nostro Paese e senza paragoni nella Regione. Si è ricomposta così l’integrità del mosaico delle quasi 100 particelle di questo Centro Storico che, come pochi, può essere definito un unico insieme architettonico, conseguendo poi un altro obiettivo primario. Il problema statico delle rupi non dipende solo dalla morfologia dei versanti, ma in buona parte dalla per-colazione delle acque meteoriche: 30 anni fa le coperture degli edifici (molti diroccati) non garantivano al-cuna tenuta e non impedivano la penetrazione idrica nei sottosuoli; oggi non è più così, il risanamento dei corpi di fabbrica e delle pavimentazioni stradali rappresenta una sostanziale protezione della piattaforma dell’insediamento, che circoscrive il problema della rupe di Civita alle sue pendici argillose. C’è poi l’aspetto abitativo: è fuorviante sostenere che siano rimaste solo 7 persone residenti, coloro i quali hanno restaurato le dimore storiche non lo hanno fatto per poi abbandonarle ma le vivono con presenze fiduciose e “senza paure”. C’è anche dell’altro: negli ultimi anni, l’interesse turistico-culturale è letteralmente esploso e parallela- mente si sono intraprese attività di ristorazione, soggiorno ed alcune botteghe, anche con qualche stona-tura di carattere ambientale (pensiamo a San Marino) che meriterebbe il rispetto di una regolamentazione; si comincia a percepire un “eccesso di vita”, paradossale per una Città ancora definita in agonia. Sarebbe anzi giunto il momento che il Sindaco di Bagnoregio disponesse di rimuovere le ormai anacroni-stiche segnaletiche stradali che indirizzano verso “Civita: il paese che muore”.
Giampiero Fusco
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* Ingegnere, protagonista nella ricostruzione di Tuscania dopo il terremoto, artefice di cospicui interventi di bonifica e restauro a Civita di Bagnoregio (n.d.r.)
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