Questa brutta abitudine fa lievitare le tue bollette: consumi tantissimo anche se non lo usi. Cosa c’è da sapere.
In tempi di rincari energetici, ogni dettaglio può fare la differenza. Eppure, proprio nelle nostre case, continuiamo a commettere un errore tanto comune quanto costoso: lasciare il caricabatterie attaccato alla presa anche quando non sta ricaricando nulla.
Un gesto automatico, quasi innocuo all’apparenza, che invece pesa sulla bolletta e accelera l’usura dei dispositivi. Gli esperti lo definiscono un comportamento da abbandonare subito, perché rappresenta uno spreco silenzioso che si ripete ogni giorno.
Questa brutta abitudine fa volare le tue bollette
Il problema nasce dal funzionamento stesso del caricabatterie. Anche quando lo smartphone non è collegato, il dispositivo continua ad assorbire energia. Al suo interno è presente un piccolo trasformatore che rimane attivo finché il caricatore è inserito nella presa. Basta toccarlo con le dita per accorgersene: emana un leggero calore, segno che sta consumando corrente. È un consumo minimo, certo, ma costante. E quando si moltiplica per tutti i caricabatterie presenti in casa, il risultato diventa tutt’altro che trascurabile.
Secondo gli esperti, un singolo caricatore può assorbire circa 0,25 watt anche da inattivo. Una cifra apparentemente irrisoria, ma che cresce rapidamente se si considerano più dispositivi, più prese e soprattutto l’uso quotidiano. È lo stesso principio della spia rossa del televisore: un consumo invisibile, che però incide sulla bolletta. E quando questa arriva più alta del previsto, spesso si cercano cause complesse, dimenticando che la prima responsabilità è nelle nostre abitudini.
Oltre allo spreco economico, c’è un altro aspetto da non sottovalutare: l’usura del caricabatterie. Lasciarlo costantemente collegato alla presa lo sottopone a un lavoro continuo, anche se non sta svolgendo la sua funzione. Il calore generato, seppur lieve, può danneggiare nel tempo le componenti interne, riducendo la durata del dispositivo e aumentando il rischio di malfunzionamenti. In casi estremi, un caricatore surriscaldato può diventare anche un potenziale pericolo.

L’errore che non sai di commettere: per questo paghi di più nelle bollette – Ematube.it
La soluzione, però, è semplice e immediata: staccare il caricabatterie quando non serve. Un gesto che richiede pochi secondi ma che, ripetuto con costanza, permette di ridurre gli sprechi e preservare i dispositivi. È un’abitudine che molti faticano a cambiare, spesso per distrazione, ma che può portare benefici concreti sia alla bolletta sia alla sicurezza domestica.
- Scollegare sempre il caricabatterie quando non si sta ricaricando lo smartphone.
- Controllare periodicamente le prese per verificare che non ci siano dispositivi inutilmente collegati.
- Evitare di lasciare più caricabatterie attaccati contemporaneamente, soprattutto in stanze dove non si presta attenzione quotidiana.
- Sostituire i caricabatterie che si surriscaldano troppo, segnale di usura o malfunzionamento.
Piccoli accorgimenti, insomma, che possono fare una grande differenza. In un periodo in cui i costi dell’energia continuano a crescere, eliminare gli sprechi è fondamentale. E questo è uno dei casi in cui la soluzione è davvero alla portata di tutti: basta ricordarsi di staccare quel caricatore che, silenziosamente, continua a consumare anche quando non lo usi. Un gesto semplice, ma capace di alleggerire la bolletta e allungare la vita dei tuoi dispositivi. Una buona abitudine da adottare subito.








