Cinema e TV

Da Sex & The City a Bridgerton, le serie tv che hanno raccontato i mille volti dell’universo femminile

Ruoli femminili Bridgerton
Bridgerton e le serie che hanno raccontato i mille volti delle donne (Ematube.it)

Serie tv e mondo femminile, un connubio che ha dato vita a storie capaci di segnare il tempo e divenire immortali.

C’è stato un momento preciso in cui la televisione ha smesso di parlare delle donne e ha iniziato a parlare con le donne. Non è successo in un giorno solo, né senza contraddizioni. Ma da lì in poi qualcosa si è rotto. O forse si è aperto.

Quando Sex & The City è arrivata sugli schermi, non ha chiesto permesso. Quattro donne, New York, sesso, amicizia, lavoro, fragilità. Tutto messo sul tavolo senza filtri. Per molte spettatrici è stata una scoperta. Per altre, una provocazione fastidiosa. Ma nessuna è rimasta davvero indifferente. Quelle conversazioni, quei dubbi, quel modo di stare al mondo hanno iniziato a sembrare familiari. Anche quando non piacevano.

Dalle scarpe al potere di scegliere

Per anni si è detto che quella serie parlasse solo di moda e superficialità. Una lettura comoda. In realtà raccontava il diritto di sbagliare, di cambiare idea, di non sapere cosa si vuole a quarant’anni. Cose normali, ma raramente mostrate senza giudizio. La tv generalista non era abituata a farlo.

Poi sono arrivate altre storie. Donne madri, donne sole, donne arrabbiate, donne che non vogliono essere salvate. Ogni epoca ha portato il suo racconto, spesso in risposta a quello precedente. A volte per correggerlo, a volte per esasperarlo.

Bridgerton e il desiderio di riscrivere le regole

Con Bridgerton il discorso cambia ancora. Ambientazione storica, costumi, balli. In superficie sembra tutto lontano dalla vita reale. E invece no. Perché sotto quei corsetti ci sono temi molto attuali: il controllo sul corpo, il matrimonio come scelta o obbligo, il peso delle aspettative familiari.

Il successo non arriva solo dall’estetica. Arriva dal modo in cui queste storie vengono raccontate oggi, con uno sguardo che prova a ribaltare il passato senza cancellarlo del tutto. Funziona sempre? Non proprio. Ma intercetta un bisogno chiaro: vedere donne diverse, non un modello unico.

Altri ritratti, altre crepe

Negli anni successivi il racconto si è allargato, spesso spostandosi su toni più ruvidi. Fleabag ha portato in scena una donna scomoda, ironica, sbagliata, che parla direttamente allo spettatore perché non sa più come parlare a chi le sta intorno. Una serie breve, ma capace di dire molto sulla solitudine, sul senso di colpa, sul desiderio di essere vista senza filtri.

Sex & The City e ruolo delle donne

Sex & The City, la madre delle serie al femminile (Ematube.it)

The Handmaid’s Tale ha fatto un’operazione diversa, usando la distopia per raccontare paure molto concrete: il controllo del corpo, la perdita dei diritti, il confine sottile tra normalità e repressione. Non è una visione leggera, e non deve esserlo. Big Little Lies ha messo al centro relazioni apparentemente perfette, mostrando cosa succede quando la violenza resta nascosta dietro case eleganti e sorrisi educati.

Infine Mare of Easttown, con una protagonista stanca, segnata, lontana da ogni idealizzazione, ha raccontato una donna che tiene insieme tutto come può, senza eroismi. Serie diverse, pubblici diversi, ma una stessa direzione: smettere di rendere le donne personaggi comodi, e accettare che siano complesse, contraddittorie, a volte difficili da guardare.

Perché queste serie contano nella vita quotidiana

Le serie tv entrano nelle case in silenzio. Si guardano la sera, magari mentre si fa altro. Poi restano. Influenzano il linguaggio, le discussioni, perfino le aspettative. Non perché insegnino qualcosa, ma perché normalizzano emozioni che spesso restano private.

Vedere una protagonista che non ha tutto sotto controllo rassicura. Vederne un’altra che lo perde del tutto, ancora di più. Non è identificazione totale. È riconoscimento parziale. Ed è sufficiente.

Tra rappresentazione e realtà

Non tutte le storie riescono. Alcune semplificano, altre idealizzano. Alcune sembrano parlare a poche, altre provano a includere tutto e finiscono per confondere. Fa parte del gioco. L’universo femminile non è mai stato lineare, e la tv che prova a raccontarlo inciampa spesso.

Eppure qualcosa resta. Il fatto che oggi sia normale discutere di una serie come di uno specchio, anche imperfetto. Il fatto che non ci si accontenti più di un solo tipo di donna in scena.

Forse il vero cambiamento è questo. Non una serie in particolare, ma l’abitudine a pretendere racconti più complessi. A volte riusciti, a volte no. Come le persone che li guardano.

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