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Famiglia nel bosco, altro che trasferimento all’estero, restano Italia: “Ecco dove andranno”

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Dove andrà la "Famiglia nel bosco"? Foto: RaiPlay - ematube.it

Il caso della famiglia nel bosco continua a suscitare polemiche e riflessioni. Dopo aver alloggiato per mesi in un casolare immerso nella natura, i tre bambini della coppia anglo-australiana, allontanati dalla loro casa nel bosco, saranno sottoposti a una perizia psicologica, disposta dal Tribunale dei Minori dell’Aquila.

L’indagine, che ha preso il via il 6 marzo, è un passo importante nella valutazione del benessere psichico dei bambini e segue il processo legato alla capacità genitoriale dei genitori, Nathan e Catherine, che ha già suscitato numerose discussioni nelle settimane precedenti.

I nuovi sviluppi

La psichiatra Simona Ceccoli, consulente tecnica d’ufficio, incontrerà i minori nella struttura protetta dove sono stati accolti dallo scorso novembre.

Il lavoro sarà svolto alla presenza del perito nominato dalla difesa, lo psichiatra Tonino Cantelmi, con l’obiettivo di stabilire lo stato psicologico dei bambini e verificare le condizioni in cui si trovano dopo il traumatico distacco dalla loro famiglia biologica. Una volta conclusa la perizia, i risultati saranno inviati alle parti coinvolte in un termine di 60 giorni.

Nel frattempo, la situazione del casolare nel bosco resta in sospeso. Armando Carusi, il proprietario del casolare che ha offerto la sua struttura in comodato gratuito alla famiglia, ha dichiarato che la sua disponibilità a proseguire con la locazione durerà solo per un altro anno.

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Le parole del proprietario del casolare. Foto: RaiPlay – ematube.it

Nonostante una proposta ricevuta da una fondazione del Nord Italia, che si era offerta di pagare le spese di locazione fino al raggiungimento della maggiore età dei bambini, Carusi ha voluto chiarire il suo punto di vista all’Ansa, dicendo di aver voluto fare questo gesto di solidarietà per favorire il ricongiungimento della famiglia, ma di non poter accettare di prolungare oltre il termine di un anno.

Il futuro della famiglia

L’ex ristoratore di Ortona ha sottolineato la sua speranza di vedere una risoluzione positiva della vicenda quanto prima, pur mantenendo la sua posizione. Inoltre, le autorità comunali non hanno ancora ricevuto un progetto concreto per la ristrutturazione del casolare, nonostante le promesse fatte da Nathan.

Stando alle voci raccolte da testimoni, non si esclude che la famiglia possa decidere di trasferirsi in un altro casolare più ampio sempre nell’area boschiva, un’eventualità che aggiungerebbe nuove incognite alla già complessa situazione.

Il futuro di questa famiglia sembra essere appeso a un filo. Le perizie psicologiche, i rinnovi di locazione e la gestione del casolare nel bosco sono solo alcuni dei tasselli di un puzzle che si sta componendo lentamente.

La solidarietà di chi si è offerto di aiutare ha, per ora, una scadenza chiara, ma per i bambini coinvolti, la speranza che la vicenda possa volgere al meglio è ancora viva.

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