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“Il 95% delle persone che viene alla Locanda non sa…”: Giorgio Locatelli confessa la verità più dolorosa

Giorgio Locatelli verità nascosta
Giorgio Locatelli, la sua verità nascosta (Ematube.it)

In una lunga intervista concessa a Cibo Today, Giorgio Locatelli si racconta e getta luce su un segreto tanto amaro quanto ignoto.

Giorgio Locatelli, uno degli chef più celebri e amati nel panorama internazionale, ha deciso di chiudere il suo ristorante londinese Locanda Locatelli dopo oltre vent’anni di successi. La sua nuova avventura lo ha portato all’interno della National Gallery di Londra, dove ha recentemente aperto un ristorante che rappresenta una visione più informale della cucina italiana, pur mantenendo l’autenticità che lo ha sempre contraddistinto. Dopo aver lavorato per più di due decenni a Londra, Locatelli si è orientato verso una ristorazione museale, un ambiente che riflette la sua filosofia gastronomica: cibo semplice, senza fronzoli e accessibile a tutti.

Il ristorante all’interno della National Gallery, situato al primo piano della nuova ala del museo, è concepito per essere un luogo dove la cucina italiana può essere apprezzata in modo più casual, senza le rigide etichette tipiche dei ristoranti stellati. «Il menu è molto semplice, non abbiamo decorazioni sul piatto, che viene servito com’è. Non ci sono piatti troppo grandi. Vogliamo dare questa impressione di trattoria, di posto casual, usabile da tutti, per tutte le età, anche nel prezzo», afferma Locatelli, che riconosce quanto il suo nuovo progetto rispecchi una versione più democratica della cucina, distante dalle pressioni della grande ristorazione.

Una nuova idea di cucina per Giorgio Locatelli

Questa scelta rispecchia la sua visione di come dovrebbe essere la cucina italiana: un’ospitalità accogliente, che non giudica e che non impone regole rigide. Locatelli ha sempre contrastato la visione di una cucina esclusiva e riservata a pochi. «Adesso sono più felice di sedermi qua a mangiare con te di quanto sarei stato alla Locanda. Diciamo che rispecchia di più la mia idea di mangiare, è molto più democratica. La cucina italiana non è mai stata una cucina d’élite», aggiunge lo chef.

Il cambiamento del suo approccio alla cucina, però, non significa rinunciare alla qualità o al valore della tradizione. Per Locatelli, la cucina italiana, soprattutto all’estero, è sempre stata una forma di accoglienza. Contrapponendo la propria visione alla cucina francese, che a suo avviso può risultare fredda e giudicante, Locatelli sottolinea l’importanza dell’ospitalità che caratterizza il nostro Paese. «Noi siamo sempre stati un po’ succubi della cucina francese», dice. «Il ristorante francese ha una certa freddezza. Ti giudicano quando entri, vedono se c’hai un certo tipo di scarpe, se prendi una bottiglia di vino che costa poco, ti considerano un poveraccio. Il ristorante italiano propone invece questo senso di ospitalità, anche nella fascia più alta, che noi abbiamo naturalmente».

Giorgio Locatelli: “Non ho mai fatto un piatto per la stella”

Parlando della sua lunga carriera, che ha visto il suo ristorante Locanda Locatelli ricevere una stella Michelin per oltre vent’anni, Locatelli racconta come, per lui, la stella non sia mai stato l’obiettivo principale. «Io personalmente non ho mai fatto un piatto per la stella», ammette con sincerità. «Il riconoscimento è importante perché premia il tuo lavoro, ma il tuo focus è quello che dovrai fare domani». Nonostante ciò, non nasconde di aver sempre preferito evitare certi pregiudizi legati al riconoscimento. «Non mi piaceva che ci fosse una sorta di pregiudizio. Ogni tanto qualcuno arrivava e si lamentava perché un posto ‘con la stella’ non aveva il menu degustazione e faceva entrare i bambini», racconta lo chef, che ha sempre rifiutato l’idea di dover seguire mode o convenzioni nel mondo della ristorazione.

Una delle dichiarazioni più interessanti arriva proprio da sua moglie Plaxy, che ha spesso messo in discussione il valore dei riconoscimenti esterni. «Il 95% delle persone che viene alla Locanda non sa nemmeno che hai la stella», le sue parole, dirette e senza filtri, hanno fatto riflettere Locatelli. Il 95% dei clienti, infatti, non comprende davvero cosa comporta lavorare a livelli così alti, con i sacrifici e l’impegno che richiede una carriera come la sua. «Plaxy aveva terribilmente ragione», ammette Giorgio, rendendo omaggio alla lucidità di sua moglie e alla sua visione pragmatica della cucina e della fama.

Intervista Giorgio Locatelli

Giorgio Locatelli, un’intervista carica di verità (Ematube.it)

Nonostante il riconoscimento, Giorgio Locatelli ha sempre cercato di mantenere una visione genuina e umile del suo lavoro. «Quando sono diventato Cavaliere nel 2016 mi sono sentito fiero, perché mio nonno era Cavaliere di Vittorio Veneto», racconta, ma aggiunge: «Montarsi la testa non tanto, mia moglie mi ha sempre tenuto con i piedi per terra. Lei mi ripete spesso: ‘You’re just a cook’». Locatelli ammette che la sua carriera non è stata segnata dalla fame di celebrità o dai riconoscimenti, ma da una passione che va oltre la fama.

Per Locatelli la ricerca non si ferma mai

Oggi, con il ristorante alla National Gallery e la sua continua ricerca della serenità, Locatelli guarda al futuro con nuove idee, tra cui l’apertura di un ristorante in Italia. «Siamo alla ricerca di un ristorante in Italia, preferibilmente al Sud, da Roma in giù», rivela lo chef, che insieme alla sua famiglia sta cercando una nuova casa per la sua cucina nel paese di origine.

Nel corso della sua lunga carriera, Locatelli ha dimostrato di saper affrontare anche le sfide più difficili con calma e determinazione. La chiusura di Locanda Locatelli è stata una scelta ponderata. «Ci piaceva anche l’idea di uscirne a testa alta», ammette con orgoglio, riflettendo sul fatto che ogni tanto è necessario fare dei cambiamenti nella vita e nel lavoro. Nonostante tutto, Locatelli non si è mai stancato di questo lavoro: «Ti assicuro che ci si stufa, come no. Adesso la situazione è molto più tranquilla», dice, sottolineando quanto la cucina per lui sia ancora fonte di gioia.

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