Dal 2029 scatterà un importante cambiamento per il sistema pensionistico italiano: i lavoratori dovranno attendere tre mesi in più rispetto a quanto previsto finora prima di poter andare in pensione. Questa novità riguarda l’età pensionabile e si inserisce nel quadro delle recenti riforme volte ad adeguare il sistema previdenziale all’aspettativa di vita e alla sostenibilità economica del Fondo pensione.
A partire dal 1° gennaio 2029, l’età pensionabile subirà un innalzamento di tre mesi rispetto a quella attualmente vigente. Questa modifica è stata stabilita in seguito alla rivalutazione delle condizioni demografiche e dei dati sull’aspettativa di vita italiani, che mostrano un aumento della longevità media. Di conseguenza, il sistema previdenziale si adegua in modo da garantire la stabilità finanziaria nel lungo termine e un equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate.
La nuova normativa coinvolgerà sia i lavoratori del settore privato sia quelli del pubblico, con un impatto diretto sulle modalità di accesso alle pensioni di vecchiaia. Rimangono invece invariate le regole relative alle pensioni anticipate e alle altre forme di pensionamento speciale, che continueranno a essere regolate da specifiche disposizioni normative.
Motivazioni e impatto sul sistema previdenziale
L’aumento dell’età pensionabile di tre mesi si inserisce in un contesto europeo più ampio, dove molti Paesi stanno adottando strategie simili per far fronte all’invecchiamento della popolazione e alla conseguente pressione sui sistemi pensionistici. In Italia, il legislatore ha deciso di procedere gradualmente con piccoli incrementi per evitare impatti troppo bruschi sul mercato del lavoro e sulle aspettative dei lavoratori.
Secondo gli ultimi dati ISTAT aggiornati al 2025, l’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto livelli superiori a quelli previsti solo pochi anni fa, rendendo necessaria una revisione periodica dei requisiti pensionistici. Il meccanismo di adeguamento automatico, già previsto dalla normativa vigente, si conferma quindi uno strumento fondamentale per mantenere la sostenibilità del sistema previdenziale pubblico.
Per i lavoratori, la principale conseguenza sarà la necessità di prolungare l’attività lavorativa di almeno tre mesi rispetto a quanto pianificato con le regole attuali. Questo potrebbe influire sulle strategie personali di pensionamento e sul calcolo delle pensioni, soprattutto per coloro che contano su un’uscita anticipata o su specifiche condizioni di accesso.
Dal punto di vista dei datori di lavoro, l’innalzamento dell’età pensionabile può comportare una maggiore presenza di personale esperto nelle aziende, ma anche la necessità di riorganizzare i piani di turnover e gestione del personale. Inoltre, questa misura potrebbe spingere a un rafforzamento delle politiche di formazione continua per agevolare l’adeguamento delle competenze dei lavoratori più anziani.
Il governo ha annunciato che monitorerà attentamente gli effetti di questa nuova disposizione, valutando eventuali interventi integrativi per mitigare gli impatti più significativi, soprattutto per categorie professionali particolarmente esposte a difficoltà nel proseguire l’attività lavorativa oltre una certa età.








