Il sistema pensionistico italiano sta attraversando una profonda serie di cambiamenti, tra cui anche l’introduzione di nuovi vantaggi.
Nel 2026 l’Ape Sociale rappresenterà l’unica misura realmente disponibile per lasciare il lavoro prima dei 67 anni ottenendo un assegno garantito dall’Inps. La prestazione consente infatti di percepire fino a 1.500 euro lordi al mese già a partire dai 63 anni e 5 mesi, ma richiede la cessazione totale dell’attività lavorativa.
Si tratta di una condizione essenziale, poiché la misura nasce come strumento di accompagnamento alla pensione di vecchiaia e non come trattamento definitivo. L’Ape Sociale è erogata dall’Inps con le stesse modalità delle pensioni ordinarie, ma prevede un divieto di cumulo molto rigido.
Ape Sociale, come funzionerà nel 2026
Durante la fruizione non è possibile svolgere attività lavorativa, salvo il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro annui. Il superamento della soglia comporta la sospensione dell’assegno e l’obbligo di restituire le somme percepite nell’anno della violazione.

L’Ape Sociale rimane al centro del dibattito – ematube.it
Nel 2026 potranno accedere alla misura le stesse categorie già previste negli anni precedenti, secondo requisiti contributivi e anagrafici ben definiti. Rientrano tra i beneficiari i caregiver che assistono da almeno 6 mesi un familiare convivente con disabilità grave certificata.
Sono ammessi anche i disoccupati che hanno terminato integralmente la Naspi, senza ulteriori ammortizzatori sociali disponibili. Possono richiedere l’Ape Sociale gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, certificata dalle commissioni competenti.
Rientrano inoltre gli addetti ai lavori gravosi, purché abbiano svolto tali mansioni per almeno 7 degli ultimi 10 anni o 6 degli ultimi 7. I requisiti contributivi sono pari a 30 anni per caregiver, disoccupati e invalidi, mentre salgono a 36 anni per i lavoratori gravosi.
L’importo massimo erogabile è di 1.500 euro lordi mensili per 12 mensilità, senza tredicesima, maggiorazioni o integrazioni al minimo. La misura si interrompe automaticamente al raggiungimento dei 67 anni, momento in cui subentra la pensione di vecchiaia ordinaria.
L’Ape Sociale non è quindi una pensione definitiva, ma un sostegno temporaneo destinato a chi si trova in condizioni di particolare fragilità. Il divieto di cumulo distingue l’Ape Sociale dalle altre forme di pensionamento anticipato, come Quota 103, che ha consentito l’uscita a 62 anni con 41 anni di contributi.
Anche in quel caso era vietato lavorare fino ai 67 anni, salvo attività occasionali entro 5.000 euro annui. Per i lavoratori precoci, che accedono con 41 anni di contributi di cui 12 mesi prima dei 19 anni, il divieto è totale e non prevede eccezioni








