Vuoi iniziare un percorso di psicoterapia ma non sai se scegliere un professionista on line o in presenza? Ecco alcuni spunti da cui partire.
La prima seduta online spesso nasce per caso. Un imprevisto, una settimana complicata, la difficoltà di incastrare tutto. Poi capita che funzioni. O almeno che sembri funzionare. Ed è lì che nasce il dubbio: continuare così oppure tornare nello studio, sulla poltrona, con la porta chiusa alle spalle.
Cosa sta succedendo davvero
Le sedute online non sono più una soluzione d’emergenza. Sono diventate una scelta stabile per molte persone. Lavoro da remoto, spostamenti lunghi, città diverse. La terapia si è adattata, volente o nolente. E chi cerca uno psicologo oggi mette spesso sullo stesso piano le due opzioni, senza dare per scontato che una sia migliore dell’altra.
Per alcuni è stata una scoperta inattesa. Parlare dal proprio spazio, senza traffico né sale d’attesa, abbassa le difese. Per altri resta una forzatura, una distanza che si sente tutta.
La comodità che pesa più di quanto si ammetta
La seduta online elimina tempi morti. Niente mezzi, niente parcheggio, niente scuse dell’ultimo minuto. Questo cambia il rapporto con la terapia. La rende più sostenibile, soprattutto quando la vita è già piena. Genitori, lavoratori con orari rigidi, persone che vivono lontano dai centri urbani. Per loro la scelta è spesso pratica prima che emotiva.
C’è anche un altro aspetto, meno dichiarato. Essere a casa propria dà un senso di controllo. Si chiude il computer e si è già nel proprio mondo. Nessuna transizione. Questo può aiutare, ma a volte lascia tutto lì, sospeso.
Quello che si perde senza una stanza condivisa
Lo studio non è solo un luogo. È un contenitore. Il corpo che entra, si siede, resta. Online questo passaggio si accorcia. Gli sguardi passano da uno schermo, i silenzi pesano in modo diverso, i gesti si perdono. Non sempre è un problema, ma per alcune persone lo diventa.

Perché scegliere uno psicologo on line? Vantaggi e svantaggi (Ematube.it)
C’è chi fatica a concentrarsi, chi ha paura di essere ascoltato da altri in casa, chi non riesce a sentirsi davvero “in seduta”. E poi ci sono le interruzioni. Connessione che salta, notifiche, rumori. Piccole cose che rompono il filo.
Il rapporto cambia, anche se non si dice
La relazione terapeutica regge anche online, ma non è identica. Richiede più attenzione, più accordi impliciti. A volte funziona meglio con persone abituate al digitale, a volte sorprende in positivo chi era scettico. Non c’è una regola valida per tutti.
Alcuni psicologi notano che online si parla di più, ma si sente meno il corpo. Altri dicono l’opposto. Sono osservazioni che convivono, senza una risposta definitiva.
Cosa conta nella vita reale
La scelta incide sul tempo, sui costi, sull’energia mentale. Una seduta online può permettere di iniziare un percorso che altrimenti non partirebbe mai. Ma può anche rendere più facile mollare. Bastano due clic.
In presenza richiede uno sforzo maggiore. Proprio per questo, a volte, tiene di più. Non sempre. Dipende dalla persona, dal momento, dalla fase del percorso.
Alla fine non è una questione di giusto o sbagliato. È una scelta che può cambiare nel tempo. C’è chi inizia online e poi sente il bisogno di incontrarsi. C’è chi fa il contrario. La terapia non è un formato fisso. È una relazione che prova a trovare spazio dentro vite sempre più complicate. E spesso lo fa per tentativi, non per certezze.








