Esperti e utenti valutano rischi per la salute, sicurezza informatica e comfort domestico legati all’uso notturno del Wi-Fi
La questione se convenga o meno disattivare il Wi-Fi durante la notte continua a suscitare dibattiti tra esperti e utenti domestici, soprattutto alla luce delle ultime evidenze scientifiche sul tema della salute e della sicurezza digitale. Gli utenti si interrogano non solo sull’impatto della rete wireless sul riposo, ma anche sulle implicazioni legate alla sicurezza domestica e alla protezione dei dati.
Dal punto di vista sanitario, le evidenze attuali suggeriscono che l’uso continuativo del Wi-Fi non rappresenta un pericolo concreto per la salute, secondo le valutazioni più autorevoli disponibili nel 2026.
Disattivare il Wi-Fi di notte: vantaggi e svantaggi pratici
Il primo aspetto da considerare riguarda la comodità e l’efficienza d’uso. Tenere il router sempre acceso garantisce una connessione immediata e stabile per tutti i dispositivi domestici, senza dover attendere il tempo necessario per la riaccensione e la sincronizzazione con la rete. Questo è particolarmente importante in case dotate di dispositivi di videosorveglianza, sensori di movimento o sistemi di allarme collegati al Wi-Fi, nei quali lo spegnimento notturno potrebbe compromettere la sicurezza fisica degli abitanti.
Dal punto di vista della sicurezza informatica, invece, un router sempre attivo può essere considerato un potenziale bersaglio per attacchi esterni. Spegnerlo durante le ore notturne equivale a “scomparire temporaneamente dal radar” dei cybercriminali. Tuttavia, qualora si scelga di mantenerlo sempre acceso, è indispensabile adottare misure di salvaguardia efficaci, come l’utilizzo delle crittografie WPA2 e WPA3 e la modifica della password predefinita imposta dal produttore, per evitare intrusioni indesiderate.

Disattivare Wi-Fi la notte: cosa dice la scienza – (ematube.it)
Uno degli interrogativi più diffusi riguarda gli effetti dell’esposizione alle onde elettromagnetiche emesse dal Wi-Fi durante la notte. Il dibattito è alimentato dalla classificazione effettuata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), che inserisce i campi elettromagnetici a radiofrequenza – come quelli generati dal Wi-Fi – nel gruppo 2B, ovvero tra gli agenti “possibilmente cancerogeni per l’uomo”.
Tuttavia, secondo quanto chiarito da Francesco Bochicchio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), apparecchi come modem, tablet e computer emettono radiazioni con potenze simili o inferiori a quelle dei telefoni cellulari. Di conseguenza, non vi sono evidenze scientifiche concrete che associno l’uso domestico del Wi-Fi con un aumento significativo del rischio di tumori. L’ISS sottolinea dunque che mantenere attivi tali dispositivi durante la notte non comporta rischi accertati per la salute umana.
È importante ricordare che lo IARC, con sede a Lione e agenzia specializzata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, svolge un ruolo fondamentale nel valutare la cancerogenicità di agenti ambientali, ma la sua classificazione indica solo un potenziale rischio, senza quantificare la probabilità di sviluppare malattie in condizioni di esposizione reale.








